L’alba arriva sull’Olimpo dal mare. Nelle giornate d’estate il sole tinge di rosso l’Egeo, dà vita ai pini che circondano il rifugio, illumina le rocce del Mytikàs e delle vette vicine. Quando la luce si rafforza, le pietraie e le ultime lingue di neve, traversate dal sentiero per la cima, compongono un quadro abbagliante.
Luogo del mito e della storia della Grecia, l’Olimpo è anche un grande spazio di natura. Culmina nei 2917 metri del Mytikàs, la vetta più elevata dei Balcani, difesa da alte pareti calcaree. Le si affiancano lo Skolio, lo Stefàni (o Trono di Zeus) e lo Skala. Il massiccio, ripido sul versante dell’Egeo, digrada dolcemente verso ovest. Ai suoi piedi, tra le rovine di Dion, un tempio di Iside ha dimostrato agli archeologi che gli dèi dell’Egitto erano venerati anche in Grecia.
La vicinanza alla costa ha reso l’Olimpo famoso tra gli antichi. La montagna, visibile anche da Salonicco, seconda città della Grecia, era considerata la residenza di Zeus. Sul versante dell’Egeo, fitti boschi di querce lasciano in alto lo spazio alle conifere e poi ai ginepri. Intorno al rifugio Spilios Agapitos si alzano giganteschi pini dei Balcani, simili ai pini loricati del Pollino.
Non manca la roccia, anche se spesso di cattiva qualità. Negli anni tra le due guerre mondiali alpinisti greci e italiani, a iniziare dal triestino Emilio Comici, hanno tracciato itinerari fino al sesto grado. L’esplorazione sistematica delle pareti si deve al greco Yorgos Mikhailìdis, che negli anni Cinquanta e Sessanta ha aperto una quindicina di vie nuove, spesso in cordata con Kostas Zolotas, a lungo gestore del rifugio Spilios Agapitos.
In tempi più recenti, una mobilitazione di escursionisti e alpinisti arrivati da molti paesi d’Europa (tra loro Reinhold Messner) ha bloccato il progetto di una Disneyland collegata da una funivia alle cime. Anche grazie a loro il Parco Nazionale dell’Olimpo, istituito nel 1938 su 44.500 ettari, è rimasto tra i più belli della Grecia. Sui pascoli d’alta quota, il Parco e il WWF ellenico hanno riportato il camoscio dei Balcani, simile a quelli dei Pirenei e d’Abruzzo.
La salita alla cima inizia dalla fonte di Prionia, da cui un comodo ma faticoso sentiero sale al rifugio Spilios Agapitòs, dov’è necessario prenotare. Da qui una ripida salita, nel rado bosco e poi per pascoli e rocce conduce allo Skala e allo Skolio, 2866 e 2905 metri. Il sentierino che prosegue verso i 2917 metri del Mytikas, valutato EE, comprende passi di facile arrampicata e tratti esposti, ed è riservato a chi ha esperienza o si fa accompagnare da una guida.
Dislivello: 1900 m (in due giorni)
Tempo: 12 ore a/r
Difficoltà: E fino allo Skala/EE più avanti
Periodo consigliato: da giugno a fine settembre
Da Litohòro, e dall’autostrada Salonicco-Atene, una strada sale al rifugio di Stavros e alla fonte di Prionia (1050 m). Si può arrivare fin qui anche in taxi. A piedi si traversa il torrente, si toccano delle radure, poi si sale in un ripido bosco, interrotto da speroni rocciosi e segnato dalle valanghe. Il sentiero, percorso dai muli che portano i carichi al rifugio, si alza in maniera graduale.
Dopo un’ora dalla partenza, il panorama inizia ad aprirsi verso il Kalogeros e le vette vicine. Si continua per un pendio di erba e sassi, si traversano due canaloni rocciosi dove s’incontra neve fino a luglio, poi un’ultima salita tra rocce dalle forme bizzarre porta al rifugio Spilios Agapitòs (2060 m, 3 ore), circondato da uno splendido bosco di pini.
Per salire alla cima è bene partire di buon’ora. Il sentiero, indicato dai segnavia E4, lascia a destra quello per l’Altopiano delle Muse, supera gli ultimi faggi, poi sale per un crinale roccioso affacciato sull’Egeo. Una salita faticosa, tra i pascoli frequentati dai camosci, porta alla vetta dello Skala (2866 m, 2.30 ore).
Chi non ha esperienza di roccia può fermarsi, o proseguire per un comodo sentiero sulla cresta fino alla cima dello Skolio (2905 m). Il percorso che prosegue verso la cima più alta è evidente e ben segnato, ma include passaggi esposti e tratti di arrampicata di I grado.
Dallo Skala si scende per un canalino franoso, di rocce rossastre, indicato da segnavia evidenti, poi si traversano delle facili placche, e si torna in cresta a una sella da cui ci si affaccia sui precipizi dello Skolio. Si riprende a salire per tracce di sentiero e placche che offrono facili passaggi di arrampicata.
Dove il terreno diventa più ripido si sale verso destra, si aggirato un torrione con un passo attrezzato con un cavo d’acciaio, poi un sentiero porta alla vetta del Mytikàs (2917 m, 1.30 ore) dove sono stemmi, cippi e una bandiera greca di metallo. Il panorama è straordinario. La discesa richiede 3 ore fino al rifugio e 2 ore da questo a Prionia.
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